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...Le
origini...
I
"Tuatha De Danaan", sono il popolo
fatato delle leggende celtiche con cui l'epopea
elfica ha inizio. I re Tuatha, per le altre
popolazioni, colpite e ammirate dalla loro
conoscenza della magia, assumono il ruolo di Dei. È
così che nasce Faerie, il luogo magico in
cui i Tuatha, da ora riconosciuti come i "Sidhe"
(pronuncia Shee), si ritirano per ricomparire di
tanto in tanto con le più svariate motivazioni
(andare a caccia. danzare sotto la luna, rapire un
bambino...). È una sorta di paradiso pagano, in cui
i guerrieri combattono per rinascere dopo la morte,
e vivono tra banchetti e divertimenti.
La
tradizione originaria dei Sidhe-Elfi sarà poi
rielaborata dai mille rivoli delle tradizioni
popolari, talvolta sovrapponendosi agli spiriti
pagani dell'acqua, del mare e delle foreste. Questa
stirpe andrà a costituire la miriade di creature
del cosiddetto Piccolo Popolo. Si tratta di esseri
spesso malvagi, talvolta burloni, sempre elusivi e
misteriosi; esseri che esistono tra due mondi e che
possono attirare gli umani verso Faerie, un luogo da
cui nessuno può (O vuole?) fare ritorno. E’ in
questa forma che, prima con Chaucer e poi con
Shakespeare, gli elfi entrano nella letteratura, il
veicolo che ha traghettato i popoli di Faerie verso
il mondo contemporaneo.
L'Elfo
dell'epoca vittoriana è sostanzialmente un
Folletto, una creatura di piccole dimensioni (se si
escludono quelli giganteschi...) allegra e
spensierata, che visita il nostro mondo per
divertirsi alle spalle degli umani. Con Tolkien,
arriva la svolta: l'autore sudafricano crea un mondo
con lo scopo di scriverne la storia e la mitologia,
e analizzarne la sua nascita. E in questa operazione
gli Elfi occupano un posto fondamentale
caratterizzando l'intera Prima Era, come narrato ne
Il Silmarillion, mantenendo una posizione di primo
piano nello sviluppo delle vicende della Terra di
Mezzo fino alla distruzione dell'unico anello. Figli
prediletti dei Valar (le divinità), si destarono
nella Terra di Mezzo presso il lago Cuivienen; ancor
prima dell'esistenza del sole e della luna gli Elfi
furono chiamati a vivere presso i Valar in Aman (le
Terre Divine), per proteggerli dalla malvagità di
Melkor (un Vala ribellatosi ai suoi simili). Così
si ebbe la prima scissione tra le stirpi degli Elfi:
gli Avari (coloro che hanno rifiutato) non si
recarono in Aman, dando origine agli Elfi Silvani o
Elfi Scuri. Le stirpi dei Vanyar, dei Noldor e dei
Teleri intrapresero invece la Grande Marcia, ma i
Teleri, la stirpe piu' numerosa, si divisero: alcuni
rinunciarono al viaggio, come i Nandor, i Laquendi e
i Sindar, che saranno poi noti come Elfi Grigi.
Coloro che non hanno visto la luce di Aman, non
essendone stati toccati, non avranno l'aura di
bellezza soprannaturale che accompagnerà i
discendenti di coloro che hanno intrapreso il
viaggio verso Aman.
Le
virtù degli Elfi progredivano, producendo manufatti
di inimmaginabile e insuperata bellezza. Intanto,
sotto l'ala protettiva di Melian (antenata di Elrond,
uno dei protagonisti de Il Signore degli Anelli) i
Sindar istituirono nel Doriath (la Terra della
Cintura, così definita a causa della rete di
incantesimi che Melian pose a protezione della
regione) il primo potente regno delle Terre dei
Mortali. Nel frattempo, Féanor costruiva i Silmarìl,
le tre gemme che racchiudevano la luce dei due
alberi di Valinor.
Le
trame tessute da Melkor, successivamente noto con il
nome di Morgoth, portarono ben presto alla guerra
con Ungoliant, un terribile ragno gigante che
distrusse tutto ciò che trovava sul suo cammino, e
che si impadronì dei Silmarìl, aprendo così una
stagione di freddo e oscurità. Assetato di
vendetta. Féanor, alla testa dei Noldor, nonostante
l'opposizione dei Valar, mosse guerra a Melkor. Ma
per impadronirsi delle navi con cui arrivare nella
Terra di Mezzo, i Noldor combatterono contro i
Teleri, divenendo così un popolo maledetto. Ebbe
così inizio la Guerra delle Gemme, che si concluse
però solo l'intervento dei Valar, che riuscirono a
piegare Melkor. Intanto, a Numenor nasceva il primo
regno degli Uomini. Molti Elfi abbandonarono
nuovamente la Terra di Mezzo, ma da quelli rimasti
nacquero il regno di Thranduil di Bosco Atro (padre
di Legolas) e di Galadriel e Celeborn a Lothlorien.
Fu in questi tempi che fece la sua comparsa nella
Terra di Mezzo Sauron, il malvagio seguace di Morgoth.
Sotto mentite spoglie Sauron riuscì ancora una
volta a volgere a suo favore l'amore per la bellezza
degli Elfi: infatti spinse Celembrimbor Mano
d'Argento a costruire gli Anelli di Potere. Le
battaglie che seguirono furono terribili, e solo con
l'aiuto degli uomini gli Elfi riuscirono ad arginare
le orde nere di Sauron, ma al caro prezzo della
morte di Gil Galad, ultimo re dei Noldor e di
Elendil, il fondatore dei Regni Numenoreani nella
Terra di Mezzo.
La
storia degli Elfi in Tolkien è quindi epica e
drammatica: le vicende della Terra di Mezzo
costituiscono una vera e propria storia morale di
cui gli Elfi sono protagonisti, e il loro destino è
direttamente correlato a quello delle divinità. I
temi classici di ogni mitologia sono chiaramente
presenti: la vita nel paradiso terrestre , la
caduta, la ribellione contro la divinità, il
riconoscimento del Male e la lotta contro di esso.
L’Elfo è quindi una creatura permeata di essenza
divina, e che è amica degli dei. Questa sua
posizione lo rende di conseguenza un essere alle
soglie della perfezione, e in quanto tale bellissimo
nell'aspetto, agile, slanciato, coraggioso, dotato
di una profonda saggezza. Ma la perfezione può
essere la causa di tremendi errori: lo testimoniano
le scissioni in seno alla stirpe, e soprattutto la
facilità con cui l’Elfo, in nome della bellezza,
cade di fronte alle tentazioni. Non è un caso che
la vicenda dell'anello abbia bisogno, per
concludersi felicemente, del coinvolgimento delle
altre razze dei Popoli Liberi (Nani, Umani e gli
apparentemente insignificanti Hobbit).
È
indubbio il fatto che tutte le ambientazione
successive hanno dovuto "fare i conti" con
gli Elfi di Tolkien, talvolta banalizzandone la
caratterizzazione. Così il distacco dalla realtà
materiale, dovuto alla divinità degli Elfi, diviene
molto spesso presunzione o razzismo o incapacità di
relazionarsi con le altre razze; l'intenso rapporto
con la natura è il pretesto per costruire
personaggi in calzamaglia verde e calzature leggere.
La caduta dalla perfezione è un altro aspetto che
accompagna la rielaborazione della elficità, dando
vita a una delle più interessanti rivisitazioni
degli elfi nei giochi di ruolo: gli Elfi Scuri.
Quelli che per Tolkien erano la stirpe non toccata
dalla luce del paradiso, diventano terribili
creature dell'oscurità, richiamando così le
tradizioni del folclore, che vedono alcuni esponenti
dei Sidhe come malvagi e spaventosi (gli Sluagh o i
Redcap). I Drow sono una dello razze più
sanguinarie e malvagie: hanno origine dal fascino
subito da alcuni Elfi alti per gli dei del Caos; la
corruzione creò una stirpe che perse le consuete
caratteristiche di fascino e bellezza e sviluppò
una contorta malignità d'animo. Gli Elfi Scuri
furono banditi dai Regni Elfici con una sanguinosa
guerra civile, che li costrinse a rifugiarsi nelle
oscure foreste confinanti con le terre del Caos,
nell'estremo nord del Nuovo Mondo.
Un
altro aspetto singolare del rapporto tra Elfi e
Umani è il recente utilizzo della figura mitica
dell'Elfo come ideale di vita alternativo. Avrete
sicuramente sentito parlare delle comunità di Elfi
che si sono insediate in alcuni sobborghi
abbandonati delle montagne toscane della Garfagnana.
Si tratta di piccoli gruppi, che vivono senza
elettricità o acqua corrente, coltivando la terra e
producendo oggetti di piccolo artigianato. Talvolta
li troviamo a fiere e feste di paese, dove vendono
collanine, bracciali.. Per un giocatore di ruolo o
per un appassionato di letteratura fantastica
parlare con uno di loro, o semplicemente vederli
scendere dal bosco per andare a far provviste in
paese, può essere un'esperienza molto profonda.
Anche la New Age, filosofica religione che dal mondo
anglosassone sta contagiando un po' tutto
l'Occidente, si rifà per certi aspetti alla
mitologia celtica, e comunque a un rapporto più
equilibrato con la realtà che ci circonda, accogliendo
così elementi elfici. Sentir parlare di
consapevolezza di sè e armonia con la natura non può
non far pensare agli Elfi di Lothlorien e alla loro
capacità di comprendere la bellezza del Bosco
Dorato.
Tratto
da: Le origini degli Elfi, di Massimiliano Roveri
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