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10 Febbraio 2004 Cassano, l’impossibilità di essere normale IL 12 luglio del 1982 eravamo tutti a Ciampino per festeggiare la nazionale italiana di calcio che tornava a casa con la coppa del mondo. Su quell’aereo dove Pertini aveva giocato a scopone con gli azzurri, c’era una squadra fantastica insieme forse all’ultimo spicchio di un pallone romantico. Il 12 luglio del 1982, però, succedeva anche un’altra cosa: nasceva a Bari vecchia Antonio Cassano. E se adesso sembra facile sostenere che per uno nato quel giorno un futuro da calciatore di successo potesse essere scritto nel destino, allora non lo era per niente. Per tutto quello che è stato già abbondantemente detto e scritto (vicoli, infanzia difficile, padre in fuga eccetera) Cassano sarebbe potuto diventare una persona molto diversa da quella che è. Un personaggio unico, questo è Antonio Cassano nel mondo sempre più conformista del calcio. Ha un modo di correre sgraziato, ha il sedere basso e i piedi piatti. Ma nessuno degli avversari riesce a capire cosa farà, da che parte andrà, quale sarà la traiettoria del pallone. Nils Liedholm disse una volta di un suo allievo: è imprevedibile perché corre verso l’ignoto. Ma parlava di un certo Scarnecchia che non aveva certamente il talento del nostro. Un personaggio unico anche nei giorni feriali. Quando può capitare che non abbia voglia di uscire di casa, fregandosene dei compagni che si allenano. Quando manda a quel paese il responsabile della nazionale under 21, Claudio Gentile, facendo capire chiaramente che a lui di quella Italia minore non importa un tubo. Quando abbandona l’allenamento della Roma irritato da un rimprovero di Capello che l’accusa di fare troppo il gigione. Un personaggio unico la domenica quando ha il pallone tra i piedi. E quando non ce l’ha e magari spacca in due la bandierina gialla del calcio d’angolo, organizza una specie di sit in sotto la curva, lancia la maglietta, riempie di schizzi d’acqua il massaggiatore dopo avere voltato le spalle a Totti che tirava il rigore del 2-0 alla Juve. E per finire abbraccia Collina che non può proprio evitare di sventolargli il cartellino giallo sotto il naso. Come si gestisce un personaggio così? Ci sono due correnti di pensiero. La prima, di matrice lombardo sabauda, suggerisce polso fermo e intransigenza perché la legge deve essere uguale per tutti. Quindi se Cassano sgarra, va punito senza troppe discussioni come ha fatto Gentile, che non l’ha più convocato nella sua squadra. Perché inquina l’armonia, si sente il principe azzurro e magari fa la corte alle cameriere per ammazzare la noia dei ritiri. E poi uno che ha osato fare le corna all’arbitro, figuriamoci. La seconda corrente è quella che fa capo a Fabio Capello che pur essendo nato in provincia di Gorizia ed essendosi formato alla corte del cavalier Berlusconi, è ormai cittadino romano d’adozione. Capello ha deciso che le cassanate fanno parte del repertorio dell’artista il quale va preso così com’è. A uno schiaffo segue sempre una carezza e viceversa, in modo da non interrompere il ritmo. Facendo bene attenzione a non perdere mai di vista il soggetto: se ci avete fatto caso, Capello pretende che Cassano giochi dalla parte delle panchine, cioè a tiro di schiaffo (e naturalmente di carezza). Una scelta tattica senza precedenti nel panorama tecnico del nostro calcio fatto di rombi, ripartenze e quattroquattrodue. Sulle ragioni delle due correnti, ciascuno si può formare la propria opinione. Tra i sabaudi Cassano avrebbe messo la testa a posto e oggi sarebbe già il nuovo Maradona? Oppure si sarebbe perso nelle nebbie padane, immalinconito dal timbro del cartellino? Quello che è certo è il presente: il Cassano che ha fatto girare la testa alla Juve è la sintesi ideale del genio e della sregolatezza. La Roma lo ha pagato 55 miliardi di vecchie lire prelevandolo dal Bari: è stato quello l’ultimo affare da vecchio mercato prima che i debiti sommergessero le società di calcio. Una specie di capolinea che somiglia a un altro segno del destino per l’ultimo artista. Diverso da Baggio, da Totti, da Del Piero, da tutti i fuoriclasse che, usciti dal campo, tornano normali e anzi si sforzano di esserlo. Cassano non può permettersi di essere anonimo: qualche tempo fa si è fatto perfino il lifting. Però uno va allo stadio e dice: adesso vediamo quale cassanata s’inventa. A proposito: il 12 luglio del 1982 su quell’aereo che atterrava a Ciampino con i campioni del mondo e Pertini, c’era anche Claudio Gentile. E’ proprio vero: la vita è un piccolo valzer. |
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